qualsiasi oggetto fatto a mano non sarà mai un comune, indeterminato, generico "UN"

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Facile facile, bello bello!!!

Ok, io me la canto e io me la suono… Ma in tutta sincerità questo semplicissimo scialle io lo trovo fantastico!

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Non è solo per l’affetto che nutro verso ogni incrocicchio di filo che genero io stessa, ma per la qualità del filato e per gli abbinamenti di cotone. E quindi qui ci va un tanto di cappello al marchio Drops che ormai ho eletto a mio spacciatore di fiducia.

Il cotton viscose, oltre ad essere molto elegante in quanto lucido grazie all’alta percentuale di viscosa, mi regala scialli che sentirseli addosso per me è una goduria. Prima di tutto sono freschi, come quando è estate, siete a letto, girate il cuscino e lo sentite mooooooorbido, accogliente… E poi la viscosa è una fibra pesante, consistente: vi cade addosso come acqua fresca. 13271_10205581711375531_4206353693115867310_n

Insomma… io sono innamorata del cotton viscose, si sarà capito.

Sia chiaro: a me non me ne viene in tasca niente, non vendo filati e nemmeno sono (purtroppo!) sponsorizzata dalla Drops. Anzi, se avete un marchio alternativo da consigliarmi, fatevi sotto e spifferatemi tutto. Io, intanto, vi allego lo schemino scemino che mi sono fatta per fare lo scialle del mio cuore.

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Ripetete i primi tre giri fin quanto volete, poi rifinite con il bordo: io ho giocato variando il numero di catenelle e aggiungendo dei picot, ma sta a voi sceglierne uno più elaborato. Ciao!

Un coprispalle che dà gran soddisfazione. Schemino per voi!

Ho realizzato questo coprispalle a Natale replicandolo in diversi colori. E’ uno di quei capi a cui sono particolarmente affezionata perchè non c’è schema, è tutta farina del mio sacco.

10262068_719221734831197_7850809197181851823_nMolte creative designer mi daranno addosso ma io, che preferisco definirmi una “crochettara”, penso che nel mondo dell’uncinetto nessuno inventa più niente: c’hanno già pensato le nonne delle nostre nonne delle nostre nonne ecc…

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E’ per questo che, con grande gioia, rispondo all’appello di una utente di Facebook e condivido con voi lo schemino di questo lavoro.

L’unico problema è… che non so se sono riuscita a fare un disegnino decente, Fatemi sapere voi.

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Il motivo si lavora in tondo su un multiplo di 15 maglie. Io sono partita non con una catenella ma avviando il lavoro direttamente con maglie alte. Questo renderà il bordo molto più elastico e sarà anche molto più facile arrotolare il coprispalle intorno al collo come se fosse una infinity scarf.

Il motivo, in realtà, è molto facile e anche diffuso. Quello che rende il coprispalle particolare è l’idea di abbinare un punto traforato e più classico, ad un bordo realizzato con uno o due giri di maglie alte in rilievo davanti e dietro, alternandole. Io ho utilizzato, per il bordo, un uncinetto di mezzo numero più piccolo, così ho accentuato l’effetto a molla delle maglie in rilievo e ho sagomato il coprispalle assicurandomi che fosse più stretto sulle spalle, sebbene il numero delle maglie sia sempre lo stesso.

L’ultimo giro l’ho rifinito così:

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Dove i punti in blu sono dei punti puff o gruppi di 3 maglie alte chiuse insieme.

Spero vi sia stata utile. Se vi va, lasciatemi un commento. Ciao!

Scialle o sciarpa triangolare? Boh! fate voi.

In effetti non so mai come chiamarli. Ill bello, però, è proprio questo: che li puoi usare un po’ come ti pare.

Siccome fa meno nonna e più giovane donna attenta alla moda, la chiamerò “la mia sciarpa triangolare del colore del sole”. Nome lungo, ma dice tutto.

Vi dirò che lo schema è semplicissimo, e lavorare il cotone di questo colore, è stata una gioia immensa. Mi metteva allegria ogni punto che aggiungevo.

Ora che è finita, “la mia sciarpa del colore del sole” mi piace talmente tanto che… preferisco farla indossare a chi ho davanti agli occhi piuttosto che rischiare di non vederla bene avvolgendola intorno al mio collo. Eheheh!!!

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11175039_10205499913690640_6590438084184805644_nIo ho utilizzato il cotone Safran della Drops, lavorandolo con un 3,5. Il colore è il giallo vivo n. 11. Il bordino è invece il marrone n. 23. State attente alla cartella colori della Drops, perchè a mie spese ho imparato che i marroni, in particolare, sono molto diversi dal vivo. Questo che ho usato io, ad esempio, è molto strano, vira un po’ sul viola.

Ora, se volete lo schema per realizzare lo scialle (o sciarpa triangolare, come vi pare!), vi servo subito:

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Borse “Cartone Animato”. L’allegro tunisino!

Passare da una casa di 180 mq a una di circa 75 ha i suoi inevitabili effetti collaterali. Nel mio specifico caso, comporta una certa difficoltà a compattare
borsacartoonstutto il materiale uncinettoso all’interno di armadi e cassetti. Inutile girarci intorno: la precedenza ce l’hanno mutande e calzini…

Per i gomitoli di lana e di cotone, mi sono affidata all’arte sapiente di un amico che la sa lunga in fatto di falegnameria creativa, chiedendogli di realizzarmi una sorta di maxi bacheca che appenderò sulla testiera del letto (“fo-to! fo-to! fo-to!” “ok, al più presto, giuro!”). Ma un paio d’anni fa, ormai, ero in fissa con la fettuccia e ne ho comprata una quantitativo smisurato, non sono mai riuscita a smaltirla tutta, e quella ha il gran difetto di ingombrare parecchio… Così negli ultimi tempi ho dovuto scegliere: farla ammuffire nello scatolone in garage, o rimettermi all’opera cercando di utilizzarla tutta. Ho cominciato con i cestini portaoggetti, che una volta mi facevano venire la pelle d’oca, mentre ora chissà perché, mi stanno assai simpatici. Ne ho regalati per Pasqua, ne ho usato qualcuno nel mio bagno e nell’armadio, e poi ho esaurito le idee. Così, sono tornata al primo amore: le borse. Quante ne ho fatte, qualche anno fa di borse! Non ne posso più di leziosette pochette da coordinare col colore della maglia, di borsettine con i manici per uscire la sera al mare, di cosette eleganti e raffinate! Io qui a Torino ho riscoperto la bicicletta, e volevo una compagna di scorribande pratica, allegra, da infilare in lavatrice quando è sporca. Così è nata lei: la mia infantile adorata borsa Cartone Animato. Che, manco a dirlo, appena l’ha vista mia figlia è stato tutto un “pureiopureiopureiopureioooo!!!”

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E ovviamente, avendo lei solo nove anni, mi sono sentita in diritto di esagerare. Il risultato, lo dico francamente, mi esalta! E’ la pura essenza della spensieratezza e dell’allegria. Viola e giallo fluo con grossi, enormi bottoni rossi.

Ora vediamo un po’ come le ho fatte, le mie borse Cartone Animato.

La tecnica è quella dell’uncinetto tunisino che, oltre a creare una lavorazione molto più carina della semplice maglia bassa, presenta il grande vantaggio di creare una trama piuttosto fitta, cosa che per una borsa è importantissima soprattutto se, come me, non avete nessuna intenzione di far la fodera. Lo spessore dell’uncinetto è piuttosto considerevole: il 20! Io ne ho uno bellissimo, di ebano. Non so dirvi quanto possa costare perché me l’hanno regalato, ma non credo che sia esattamente economico. Comunque, in linea generale, se abitualmente con l’uncinetto tradizionale usate il classico 10, col tunisino è bene raddoppiare.

La base l’ho fatta rettangolare di un solo colore, e ho chiuso l’ultimo giro con maglie bassissime. Poi ho preso a lavorare in tondo riprendendo le maglie lungo i bordi. Se non sapete come si fa, i tutorial sul web abbondano, io qui ne metto uno a caso. Per fare in modo che gli spigoli non vengano troppo arrotondati ma più netti, consiglio di puntare l’uncinetto nel mezzo della maglia bassissima ma prendendo anche un filo della maglia del giro sottostante. Così:

 

11071953_10205405203642948_3827577893980439796_nSe prendete semplicemente il filo dietro come nel punto costa, rischiate che le maglie con il peso della borsa si allentino, soprattutto se state usando la lycra che è molto elastica.

Nella lavorazione in circolo il bicolore dà un risultato bellissimo. Per fare la patella davanti, lo stesso effetto potreste ottenerlo solo utilizzando quattro gomitoli invece che due, ma non so se si complicherebbero troppo le cose: io ho desistito. Scegliete uno dei due colori che preferite, e su un lato della borsa continuate lavorando in linea. L’ultimo giro diminuite una maglia per parte così da arrotondare appena gli angoli, poi fate un bel giro a maglia bassissima passando lungo il perimetro della patella e del bordo anteriore della borsa. Ricordatevi di fare 4-5 catenelle come asole. Infine scegliete i più vistosi bottoni che trovate e passate alla tracolla. Per quest’ultima basterà fare una lunga catenella partendo da un lato della borsa, agganciarvi al lato opposto e ripartire con maglie bassissime fino a tornare indietro. Io a questo punto ho fatto ancora un giro di maglie bassissime, ma sta a voi decidere se fermarvi qui.

 

Come tradire le etichette ed essere felice

11081233_10205345634353753_7565478153700751731_n Ce l’avevo in mente da tanto, ma a bloccarmi era la pigrizia. Perchè questo non è certo uno scialle che si fa in un paio di giorni, mentre io ho il brutto vizio di annoiarmi dopo un po’ che vado ripetendo sempre lo stesso schema.

Lo so, non è cosa di cui vantarmi, ma se c’è un appunto che non mi si potrà mai fare, è di non riconoscere tutte le mie colpe. Anche qualcuna in più.

Ad ogni modo questo è un lavoro che ho iniziato a novembre, ho comprato la lana in un mercatino rionale qui a Torino da una signora corpulenta che di matassine me ne ha fatte acquistare tre, raccomandandosi di lavorare con il 2, massimo 2 e 1/2. Lo sapevo che farneticava, ma non l’ho contraddetta: “tu, signora della lana, non mi conosci… Non puoi chiedermi di usare un 2… Sai che barba!” Ma, come ho detto, ho taciuto e mi sono finta assolutamente determinata a seguire le sue indicazioni.11080927_10205343749706638_5368037439122135917_n Tornata a casa, ho verificato quanto già sospettavo: lavorare una lana sottile, sottilissima, con un 4, non è un delitto, tradire le indicazioni sull’etichetta è un rischio  che per dovere bisogna correre quando c’è un istinto creativo che ci chiama. Magari a volte l’istinto ci frega, e il risultato è grottesco. Un po’ come quando abbiamo fatto un sogno fantastico e tentiamo di raccontarlo rendendoci conto pian piano che lo stiamo uccidendo. Ma altre volte… altre volte ci prendiamo in pieno e sentiamo di aver proprio dato forma ad un’idea. Ecco, con questa lana, con questo punto, è stato così.

22191_10205345629153623_7342754489296008916_n Contavo di terminare il lavoro almeno per Natale, invece siamo ormai alla fine di marzo e il filo di chiusura l’ho fissato giusto ieri. No… non è che ho smanettato solo su questo scialle in tutti questi mesi, l’ho piuttosto tenuto in un angolino tirandolo fuori di tanto in tanto, fra un progetto e l’altro, ogni volta che riuscivo a convincere la testarda che è in me a non fare i capricci. Alla fine sono contenta di non aver buttato la spugna, perchè adesso mi rendo conto che ne valeva proprio la pena.  Lo miro e rimiro sul manichino che per l’occasione ho piazzato in bella mostra nella mia camera da letto, e progetto già di dargli un fratellino, magari bianco, non so. Di certo, per adesso non ho il coraggio di piegarlo per benino e riporlo nel suo cellophane, sarebbe un po’ come scordarsi di un grande amore che ci ha fatto soffrire sì, ma tanti bei ricordi ce li ha pure regalati. Non è forse così? Ogni progetto finito resta lì, a materializzare il ricordo di quanto abbiamo amato ogni centimetro di quel filo informe, ormai nato e pronto a lasciarci come un figlio pronto per il mondo. scialle_drops

11078009_10205255572222256_2764586000954752596_n (1)Come annunciato nel precedente articolo, ecco qui che vi presento il mio secondo scialle lavorato a maglia con la tecnica continentale. Sembra molto diverso dal primo che ho fatto, vero? Eppure la lavorazione è molto simile, solo che ho variato il filato, che qui è molto più spesso, e l’alternanza dei giri. Questo per provare quanto, una volta imparate le maglie base, ci si possa sbizzarrire con un po’ di fantasia. Devo dire che sono davvero all’inizio, non sono certo un’esperta del knitting, ma se le potenzialità che i ferri offrono riesco a sfruttarle io, la dice lunga sulla versatilità di questa tecnica. Se volete cimentarvi, sul web ci sono moltissimi tutorial che insegnano come iniziare. Di sicuro chi già sa sferruzzare alla maniera anglosassone è facilitato, cambiano i movimenti delle mani ma in sostanza il filo viene intrecciato nello stesso identico modo. 10420039_10205255569502188_8502334801578794583_n

Per questo scialle, uno degli ultimi che realizzerò questo inverno nella mia amata lana, ho usato il filato della Drops Nepal, morbidissimo e estremamente valido anche come qualità. Ha una buona percentuale di alpaca, e per questo è adattissimo anche per le persone che non sopportano troppo la pura lana a contatto con la pelle. Per i berretti, in particolare, ve lo raccomando davvero.

Per rifinire, e perchè a me piacciono gli scialli ma odio quando mi scivolano via dalle spalle, ho realizzato la mia ormai immancabile spilla all’uncinetto.  I fiorellini sono fatti di cinque petali, ognuno lavorato su due maglie basse. Quindi si parte da dieci maglie basse nell’anello magico, e dopo aver chiuso il giro con una maglia bassissima si parte: 3 catenelle, 3 maglie altissime non chiuse nella prima maglia, altre 3 maglie altissime non chiuse nella successiva, chiudere insieme le 6 maglie sull’uncinetto, 3 catenelle fermandole con una maglia bassissima nella maglia successiva. Ora siete pronte a lavorare il secondo petalo. Baci!

Tecnica continentale? Sì, grazie!

10991390_784536848299685_7697975482587725918_nSono molto soddisfatta di questo mio primo esperimento con i ferri. Certo, sapevo già sferruzzare, ma non con i ferri circolari, quelli che si lavorano alla continentale. Perchè non lo sapevo ma a quanto pare la tecnica dei ferri lunghi, da reggere sotto le braccia, praticamente l’unica che pensavo esistesse, ha origini anglosassoni, mentre invece ce n’è un’altra, favolosa a mio avviso, che lascia le braccia libere e prevede che sia la mano sinistra a reggere il filo con cui si lavora. Sembra una cosa da niente, ma per me invece è stata una scoperta sensazionale, perchè i ferri, che amavo tanto da bambina, li avevo sdegnosamente abbandonati da tempo: mi sentivo costretta in una posizione troppo scomoda per me. Io, che di natura sono una che ama sbracarsi, odio star lì in pizzo in pizzo sulla sedia, con le braccia strette, con quell’aspetto compito da signorina per bene! IO VOGLIO RILASSARMI! Aver le braccia libere e la possibilità di potermi appoggiare allo schienale della poltrona, mi ha cambiato la prospettiva da cui guardare il lavoro a maglia: addio bon ton; arieccoci spalmatura sul divano.
Devo ancora sperimentare sperimentare sperimentare, ma è scoccata decisamente la scintilla dell’amore tra me e i ferri, per cui sono certa che ne vedrete delle belle.
Per il momento sono andata sul sicuro affidandomi ad un tutorial di Emma Fassio, molto facile e adattissimo per chi vuole far pratica con le maglie base. Se decidete di cimentarvi, ve lo dico francamente, il rovescio è un tantino più complicato, costringe le dita a fare qualche evoluzione virtuosistica, ma forse proprio per questo alla fine dà una gran soddisfazione. Io, almeno, ho finito con l’amarlo più del dritto.
E’ uno scialle che potete realizzare nel filato che preferite, e variare la sequenza dei giri per personalizzarlo un po’ adattandolo alle vostre esigenze. Io il mio l’ho realizzato in lana 100%, e l’ho poi completato con la spilla a forma di rosa fatta con l’uncinetto, ma sono già all’opera con un altro lavoro che, sebbene sia derivato da questo, sembra tutta un’altra cosa. A breve ve lo presenterò. Ciao e fatemi sapere se vi ho fatto venir voglia di mettervi all’opera!

Mai dire mai!

10671214_10203871521581855_5929568954184200899_nAmmetto di aver imparato da poco ad amarli. Ma ora che è sbocciato l’amore, durerà a lungo… Fino a qualche tempo fa pensavo che i mezzi guantini fossero qualcosa di veramente inutile. Nel web impazzano in tutti i siti a tema knitting o crochet e il mio era un atteggiamento di scetticismo puro, quando capitava che mi imbattessi in qualche post infarcito di lodi sperticate nei confronti di questi manicotti… mozzi… che le dita le lasciano al gelo…

Perchè infatti un guanto dovrebbe lasciare libere le dita? Sai che freddo! Ok la moda, ma io sono sempre stata una donna pratica, o per lo meno che al primo posto mette la comodità. E questi mezzi guantini tutto mi sembravano tranne comodi.

Una cosa, però, gliela riconoscevo: sono carini… Ed è per questo che un giorno, quasi per noia, con un gomitolo che non sapevo come utilizzare, ho voluto cimentarmi. Ero più intrigata dalla sfida rappresentata dal nuovo progetto, che speranzosa di trovarvi una qualche soddisfazione. E invece…

Finito il primo, l’ho indossato e l’ho trovato carinissimo! In fretta e furia mi son data a confezionare il secondo, e qui ho constatato con mano la prima vera difficoltà che in quanto crochetter dovevo superare: fare due guanti perfettamente uguali e simmetrici! Ma come cavolo… Controllati i giri, il numero delle maglie, gli aumenti, e verificato che tutto fosse a posto, il problema poteva essere solo un altro: la tensione del filo. Perchè in qualsiasi altro lavoro magari non si nota, ma quando devi fare due cose identiche, e per di più di piccole dimensioni, le cose cambiano. Per cui, se volete cimentarvi, tenetelo ben presente.

La questione delle tensione del filo è una roba affascinante, a pensarci. E’ qualcosa che rivela davvero la particolarità del lavoro handmade. Dipende dall’umore del momento, dal mood con cui vi siete svegliati, non da altro. Mentre crochettate non ve ne rendete conto, e solo quando confezionate il secondo di un paio di guantini lo scoprite a vostre spese. Ma al di là del fastidio di dover ricominciare tutto daccapo, ecco un motivo in più per amare questo articolo IL: i guantini sono la quintessenza dell’artigianalità, dentro c’è un pezzetto di vita di chi li ha confezionati, i sentimenti che lo animavano quando incrociava punti con l’uncinetto. Un momento irripetibile.

Da quando ho fatto il primo paio, per me e per altri ne ho fatti a bizzeffe, e sai che ti dico? Non solo danno un tocco di originalità al look, ma non è neanche vero che sono inutili! Se la lana è bella calda, il palmo ed il dorso della mano restano al calduccio, e le dita sono libere di fare quello che fanno sempre, senza doversi sfilare i guanti ogni volta che devi prendere qualcosa in borsa o tirar fuori gli spiccioli dal portafoglio. Certo, non ci andrei in montagna a giocare a palle di neve, ma sono molto funzionali, diventano parte di te: una volta infilati non te li togli più, garantito!

Lo sciarpone multicolor

Adoro le sciarpe chiuse ad anello. Quand’ero bambina, ricordo che mia madre mi infagottava contro il freddo e davanti alla porta di casa, prima di uscire, c’era l’ultimo tocco di premura: una bella stretta al nodo della sciarpa per assicurarsi che non si sarebbe sciolta. Una volta su due, rischiavo lo strangolamento… Quando sono cresciuta quel tanto da vestirmi da sola, cominciai ad emulare le patinate pin up che gli sciarponi li portavano sì, ma morbidi… senza che i due capi si vedessero… con non chalance…

E appena fuori di casa, mi sentivo proprio come loro. Al ritorno, però, passando davanti allo specchio, immancabilmente scoprivo che quella sciarpa non mi avvolgeva più come avrebbe dovuto, e più che una pin up mi sentivo tanto Pippi Calzelunghe. Dovevo arrivare alla bella età dei miei quarant’anni per scoprire le infinity scarf! Le sciarpe infinite le adoro… Sì, qualcuno doveva avvisarmi prima della loro esistenza!!!


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Scialle granny. Chi l’ha detto che è solo per le nonne?

 

Lo scialle granny è un classico, sì, ma piace ancora come un tempo. Basta realizzarlo nei colori moda, con un filato morbido, impreziosendolo con un vezzoso bordo di trifogli e fermarlo sulla spalla con uno spillone coordinato. Ecco che un capo indossato dalle nostre nonne, diventa un evergreen pratico e attualissimo.

 


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