11081233_10205345634353753_7565478153700751731_n Ce l’avevo in mente da tanto, ma a bloccarmi era la pigrizia. Perchè questo non è certo uno scialle che si fa in un paio di giorni, mentre io ho il brutto vizio di annoiarmi dopo un po’ che vado ripetendo sempre lo stesso schema.

Lo so, non è cosa di cui vantarmi, ma se c’è un appunto che non mi si potrà mai fare, è di non riconoscere tutte le mie colpe. Anche qualcuna in più.

Ad ogni modo questo è un lavoro che ho iniziato a novembre, ho comprato la lana in un mercatino rionale qui a Torino da una signora corpulenta che di matassine me ne ha fatte acquistare tre, raccomandandosi di lavorare con il 2, massimo 2 e 1/2. Lo sapevo che farneticava, ma non l’ho contraddetta: “tu, signora della lana, non mi conosci… Non puoi chiedermi di usare un 2… Sai che barba!” Ma, come ho detto, ho taciuto e mi sono finta assolutamente determinata a seguire le sue indicazioni.11080927_10205343749706638_5368037439122135917_n Tornata a casa, ho verificato quanto già sospettavo: lavorare una lana sottile, sottilissima, con un 4, non è un delitto, tradire le indicazioni sull’etichetta è un rischio  che per dovere bisogna correre quando c’è un istinto creativo che ci chiama. Magari a volte l’istinto ci frega, e il risultato è grottesco. Un po’ come quando abbiamo fatto un sogno fantastico e tentiamo di raccontarlo rendendoci conto pian piano che lo stiamo uccidendo. Ma altre volte… altre volte ci prendiamo in pieno e sentiamo di aver proprio dato forma ad un’idea. Ecco, con questa lana, con questo punto, è stato così.

22191_10205345629153623_7342754489296008916_n Contavo di terminare il lavoro almeno per Natale, invece siamo ormai alla fine di marzo e il filo di chiusura l’ho fissato giusto ieri. No… non è che ho smanettato solo su questo scialle in tutti questi mesi, l’ho piuttosto tenuto in un angolino tirandolo fuori di tanto in tanto, fra un progetto e l’altro, ogni volta che riuscivo a convincere la testarda che è in me a non fare i capricci. Alla fine sono contenta di non aver buttato la spugna, perchè adesso mi rendo conto che ne valeva proprio la pena.  Lo miro e rimiro sul manichino che per l’occasione ho piazzato in bella mostra nella mia camera da letto, e progetto già di dargli un fratellino, magari bianco, non so. Di certo, per adesso non ho il coraggio di piegarlo per benino e riporlo nel suo cellophane, sarebbe un po’ come scordarsi di un grande amore che ci ha fatto soffrire sì, ma tanti bei ricordi ce li ha pure regalati. Non è forse così? Ogni progetto finito resta lì, a materializzare il ricordo di quanto abbiamo amato ogni centimetro di quel filo informe, ormai nato e pronto a lasciarci come un figlio pronto per il mondo. scialle_drops

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