qualsiasi oggetto fatto a mano non sarà mai un comune, indeterminato, generico "UN"

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Month: marzo 2015

Come tradire le etichette ed essere felice

11081233_10205345634353753_7565478153700751731_n Ce l’avevo in mente da tanto, ma a bloccarmi era la pigrizia. Perchè questo non è certo uno scialle che si fa in un paio di giorni, mentre io ho il brutto vizio di annoiarmi dopo un po’ che vado ripetendo sempre lo stesso schema.

Lo so, non è cosa di cui vantarmi, ma se c’è un appunto che non mi si potrà mai fare, è di non riconoscere tutte le mie colpe. Anche qualcuna in più.

Ad ogni modo questo è un lavoro che ho iniziato a novembre, ho comprato la lana in un mercatino rionale qui a Torino da una signora corpulenta che di matassine me ne ha fatte acquistare tre, raccomandandosi di lavorare con il 2, massimo 2 e 1/2. Lo sapevo che farneticava, ma non l’ho contraddetta: “tu, signora della lana, non mi conosci… Non puoi chiedermi di usare un 2… Sai che barba!” Ma, come ho detto, ho taciuto e mi sono finta assolutamente determinata a seguire le sue indicazioni.11080927_10205343749706638_5368037439122135917_n Tornata a casa, ho verificato quanto già sospettavo: lavorare una lana sottile, sottilissima, con un 4, non è un delitto, tradire le indicazioni sull’etichetta è un rischio  che per dovere bisogna correre quando c’è un istinto creativo che ci chiama. Magari a volte l’istinto ci frega, e il risultato è grottesco. Un po’ come quando abbiamo fatto un sogno fantastico e tentiamo di raccontarlo rendendoci conto pian piano che lo stiamo uccidendo. Ma altre volte… altre volte ci prendiamo in pieno e sentiamo di aver proprio dato forma ad un’idea. Ecco, con questa lana, con questo punto, è stato così.

22191_10205345629153623_7342754489296008916_n Contavo di terminare il lavoro almeno per Natale, invece siamo ormai alla fine di marzo e il filo di chiusura l’ho fissato giusto ieri. No… non è che ho smanettato solo su questo scialle in tutti questi mesi, l’ho piuttosto tenuto in un angolino tirandolo fuori di tanto in tanto, fra un progetto e l’altro, ogni volta che riuscivo a convincere la testarda che è in me a non fare i capricci. Alla fine sono contenta di non aver buttato la spugna, perchè adesso mi rendo conto che ne valeva proprio la pena.  Lo miro e rimiro sul manichino che per l’occasione ho piazzato in bella mostra nella mia camera da letto, e progetto già di dargli un fratellino, magari bianco, non so. Di certo, per adesso non ho il coraggio di piegarlo per benino e riporlo nel suo cellophane, sarebbe un po’ come scordarsi di un grande amore che ci ha fatto soffrire sì, ma tanti bei ricordi ce li ha pure regalati. Non è forse così? Ogni progetto finito resta lì, a materializzare il ricordo di quanto abbiamo amato ogni centimetro di quel filo informe, ormai nato e pronto a lasciarci come un figlio pronto per il mondo. scialle_drops

11078009_10205255572222256_2764586000954752596_n (1)Come annunciato nel precedente articolo, ecco qui che vi presento il mio secondo scialle lavorato a maglia con la tecnica continentale. Sembra molto diverso dal primo che ho fatto, vero? Eppure la lavorazione è molto simile, solo che ho variato il filato, che qui è molto più spesso, e l’alternanza dei giri. Questo per provare quanto, una volta imparate le maglie base, ci si possa sbizzarrire con un po’ di fantasia. Devo dire che sono davvero all’inizio, non sono certo un’esperta del knitting, ma se le potenzialità che i ferri offrono riesco a sfruttarle io, la dice lunga sulla versatilità di questa tecnica. Se volete cimentarvi, sul web ci sono moltissimi tutorial che insegnano come iniziare. Di sicuro chi già sa sferruzzare alla maniera anglosassone è facilitato, cambiano i movimenti delle mani ma in sostanza il filo viene intrecciato nello stesso identico modo. 10420039_10205255569502188_8502334801578794583_n

Per questo scialle, uno degli ultimi che realizzerò questo inverno nella mia amata lana, ho usato il filato della Drops Nepal, morbidissimo e estremamente valido anche come qualità. Ha una buona percentuale di alpaca, e per questo è adattissimo anche per le persone che non sopportano troppo la pura lana a contatto con la pelle. Per i berretti, in particolare, ve lo raccomando davvero.

Per rifinire, e perchè a me piacciono gli scialli ma odio quando mi scivolano via dalle spalle, ho realizzato la mia ormai immancabile spilla all’uncinetto.  I fiorellini sono fatti di cinque petali, ognuno lavorato su due maglie basse. Quindi si parte da dieci maglie basse nell’anello magico, e dopo aver chiuso il giro con una maglia bassissima si parte: 3 catenelle, 3 maglie altissime non chiuse nella prima maglia, altre 3 maglie altissime non chiuse nella successiva, chiudere insieme le 6 maglie sull’uncinetto, 3 catenelle fermandole con una maglia bassissima nella maglia successiva. Ora siete pronte a lavorare il secondo petalo. Baci!

Tecnica continentale? Sì, grazie!

10991390_784536848299685_7697975482587725918_nSono molto soddisfatta di questo mio primo esperimento con i ferri. Certo, sapevo già sferruzzare, ma non con i ferri circolari, quelli che si lavorano alla continentale. Perchè non lo sapevo ma a quanto pare la tecnica dei ferri lunghi, da reggere sotto le braccia, praticamente l’unica che pensavo esistesse, ha origini anglosassoni, mentre invece ce n’è un’altra, favolosa a mio avviso, che lascia le braccia libere e prevede che sia la mano sinistra a reggere il filo con cui si lavora. Sembra una cosa da niente, ma per me invece è stata una scoperta sensazionale, perchè i ferri, che amavo tanto da bambina, li avevo sdegnosamente abbandonati da tempo: mi sentivo costretta in una posizione troppo scomoda per me. Io, che di natura sono una che ama sbracarsi, odio star lì in pizzo in pizzo sulla sedia, con le braccia strette, con quell’aspetto compito da signorina per bene! IO VOGLIO RILASSARMI! Aver le braccia libere e la possibilità di potermi appoggiare allo schienale della poltrona, mi ha cambiato la prospettiva da cui guardare il lavoro a maglia: addio bon ton; arieccoci spalmatura sul divano.
Devo ancora sperimentare sperimentare sperimentare, ma è scoccata decisamente la scintilla dell’amore tra me e i ferri, per cui sono certa che ne vedrete delle belle.
Per il momento sono andata sul sicuro affidandomi ad un tutorial di Emma Fassio, molto facile e adattissimo per chi vuole far pratica con le maglie base. Se decidete di cimentarvi, ve lo dico francamente, il rovescio è un tantino più complicato, costringe le dita a fare qualche evoluzione virtuosistica, ma forse proprio per questo alla fine dà una gran soddisfazione. Io, almeno, ho finito con l’amarlo più del dritto.
E’ uno scialle che potete realizzare nel filato che preferite, e variare la sequenza dei giri per personalizzarlo un po’ adattandolo alle vostre esigenze. Io il mio l’ho realizzato in lana 100%, e l’ho poi completato con la spilla a forma di rosa fatta con l’uncinetto, ma sono già all’opera con un altro lavoro che, sebbene sia derivato da questo, sembra tutta un’altra cosa. A breve ve lo presenterò. Ciao e fatemi sapere se vi ho fatto venir voglia di mettervi all’opera!